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16 Luglio 2025
Creato: 16 Luglio 2025
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Come da tempo sapete (almeno chi frequenta il sito e/o mi conosce di persona), il sottoscritto è appassionato di scienza, di metodo scientifico e dell’evoluzione di questo (quello che il buon Bacone chiamava l’”The Advancement of Learning”). Negli ultimi decenni, anche grazie all’avvento di internet, la “produzione scientifica”, ovvero il numero degli articoli che appaiono su riviste scientifiche è letteralmente “esploso” e i ricercatori, per avere sovvenzioni e finanziamenti (o anche solo per gloria personale), hanno preso a produrre più “paper” possibile, talvolta anche a scapito della qualità (capitolo a parte fanno quelli che falsificano le ricerche, che è il punto di questo breve scritto).

E’ l’ormai famoso (e famigerato) motto “Publish or Perish” (Pubblica o muori) che ha portato non solo una serie di ricercatori a “barare”, ma anche una serie di giornali scientifici a pubblicare la qualsivoglia, senza fare un controllo serio e serrato di ciò che arriva nelle redazioni.

Molti sono stati i tentativi di arginare questa deriva, dalla doppia review (revisione) degli articoli, all’IF (impact factor) delle riviste, ma la cosa sembrava sfuggire di mano. Ecco che, con l’avvento dell’IA, a fronte di centinaia e centinaia di articoli da revisionare per ogni singolo revisore (che, è giusto ricordarlo, nella sta-grandissima maggioranza dei casi lavora GRATIS), veniva in aiuto un sistema semi-automatico che “scansionava” i documenti e trovava velocemente gli errori più pacchiani/evidenti, lasciando poi il lavoro “di fino” al revisore umano.

Tutto bene verrebbe da dire.

E invece, da qualche tempo, i revisori vedevano strani “comportamenti” delle IA, ovvero passavano la prima filtratura dei lavori che, una volta analizzati, apparivano effettivamente falsificati, anche in maniera abbastanza grossolana. Quindi si sono chiesti che cosa non funzionasse, sono andati a controllare in profondità questi documenti e hanno trovato la sorpresa: i documenti nascondevano letteralmente all’occhio umano (usando font bianchi, fonti piccolissimi ed altri trucchi) una serie di contenuti -che, però, erano “visti” dalla IA - e che la “forzavano” a considerarli validi e a passare questa prima revisione. (qui sotto un esempio di come funziona la cosa)

La cosa ha provocato, giustamente, sdegno nella comunità scientifica e anche qualche fondato dubbio sulla affidabilità complessiva delle IA nel lavoro di revisione dei documenti.

Che dire? E’ una buona cosa che il mondo della scienza abbia gli “anticorpi” per difendersi da questi “virus” che vanno ad intaccare la scienza stessa, d’altro canto servirebbe una revisione globale di come viene “prodotta” la scienza nel tempo della IA e della tecnologia avanzata.

Per chi volesse approfondire la cosa, metto il link al bell’articolo (in inglese) che Nature ha dedicato a questa vicenda.

https://www.nature.com/articles/d41586-025-02172-y?utm_source=x&utm_medium=social&utm_campaign=nature&linkId=15740665

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Teoria delle Stringhe - scienza o....

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21 Luglio 2024
Creato: 17 Luglio 2024

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Da molti anni, in quanto appassionato di filosofia della scienza, mi sono “scontrato” con quella che sembrava essere, alcuni decenni fa, la teoria scientifica più rivoluzionaria (al pari della Relatività) della storia umana e che, invece, si è scontrata con la dura realtà.

Ma andiamo per ordine e con….

 

…Un po' di storia

A metà degli anni 60 un importante scienziato italiano (Gabriele Veneziano) si era posto il problema di una determinata proprietà degli adroni e aveva trovato che una formula matematica vecchia di 200 anni era in grado di rispondere a questo problema, ma non aveva capito il perché. Qualche anno dopo, altri ricercatori (es Susskin) ritennero di trovare una risposta a questo problema ipotizzando che la forza nucleare (precisamente l’interazione forte) fosse causata da infinitesime stringhe (si parla di 10-35 metri, molto più piccole dei Quark che conosciamo) che vibrano.

 

C’era solo un “piccolissimo” problema: tutti gli esperimenti e le misurazioni non confermavano questa teoria (questa cosa si ripeterà varie volte), per cui fu messa rapidamente da parte.

Nel biennio 1984-86, però, avvenne quella che è conosciuta come “prima rivoluzione delle stringhe”, che consistette nel riconoscere come tutte le particelle esistenti fossero formate da queste stringhe. Anche qui, però, i risultati pratici scarseggiavano (nonostante l’accelleratore LEP, invece, producesse un bel po' di risultati, tra cui il bosone Z e quello W).

La “seconda rivoluzione” ebbe luogo una decina di anni dopo, con l’arrivo della teoria delle super-stringhe (P-Brane, supergravità ad 11 dimensioni, particelle gemelle, ecc) e della teoria M (in grado di unificare tutte e quattro le forze fondamentali, gravità inclusa). Una “teoria del tutto” era (ed è) il Sacro Graal della fisica e per questo motivo molti ricercatori si lanciarono entusiasti in questo settore di ricerca.

Il 2006, a detta di moltissimi fisici, fu un anno di svolta dal momento che furono pubblicati, quasi contemporaneamente, due libri molto critici verso la teoria delle stringhe (a ben vedere, verrebbe da dire). La “comunità delle stringhe” non prese affatto bene la cosa e si scatenò quella che viene ricordata come “Strings War” (Guerra delle Stringhe – bruttissima definizione, ndr). La cosa, purtroppo, sfuggì rapidamente di mano e i due autori dei libri furono duramente attaccati sul piano personale, più che confutare il contenuto delle loro critiche. In sintesi, una brutta pagina nella storia della ricerca scientifica.

 

La corrispondenza AdS/CFT

Questa guerra lasciò, inevitabilmente, degli strascichi pesanti: ormai era abbastanza evidente a tutti, anche a chi per oltre tre decenni aveva duramente lavorato sulla teoria, che essa NON fosse in grado di portare a casa lo scopo per cui era nata, ovvero “unificare il tutto” e quindi molti decisero di optare per delle “narrazioni minori”, ovvero piccoli avanzamenti in settori secondari della teoria sperando, così, di ritornare, un domani, verso il “centro” della teoria.

Uno dei più prolifici settori secondari fu la scoperta della corrispondenza AdS/CFT (avvenuta nel 1997, ma rimasta per anni collaterale alla teoria vera e propria), ovvero tra lo spazio Anti-De Sitter e la Teoria di Campo Conforme. Cosa significa?? In soldoni lo spazio Anti-DeSitter è il corrispondente dello spazio di DeSitter con il segno invertito (in pratica, essendo lo spazio DeSitter positivo, ci si mette davanti il segno meno). Fino a qui niente di eccezionale, solo che, come al solito, sono i piccoli dettagli a rovinare il tutto: la tazzina di caffè, il nostro soggiorno di casa, il pianeta terra, il Sistema Solare, la Via Lattea e tutto l’universo noto sono spazi DeSitter perfetti (costante cosmologica positiva).

E allora perché mettere il segno meno, creando uno spazio meramente teorico che NON esiste nella realtà? Perché i fisici si sono accorti che, con quel segno cambiato, ci sono delle corrispondenze con teorie scientifiche (Teorie del Campo Conforme) ben note e validate e che la matematica “funziona”. A questo punto però, i fisici delle stringhe, non sapendo come uscire dalla contraddizione (spazio teorico/spazio reale), hanno sostenuto, di volta in volta che “prima risolviamo l’AdS/CFT e poi pensiamo alla realtà” oppure, addirittura, dicendo che “lo spazio Anti-DeSitter e lo spazio DeSitter non sono poi così tanto diversi” (alle scuole medie mi avevano spiegato che se metto il segno meno davanti ottengo l'esatto opposto di un valore/formula, ma i miei insegnanti delle medie non erano teorici delle stringhe, ndr)….

 

I punti forti

Non si può tacere, ovviamente, che tutto l’impegno profuso non abbia dato risultati (molto spesso interessanti e stimolanti), solo che questi rimangono, purtroppo, limitati alla matematica teorica di altissimo livello e poco più. Certo, la matematica è importante, ma i creatori della teoria puntavano decisamente più in alto.

E quelli deboli

Nonostante centinaia e centinaia di fisici e matematici (alcuni di primissimo ordine) abbiano investito molto tempo e sforzi per sostenere questa teoria, la strada sembra essere arrivata ad un punto morto e questo per alcuni motivi che andremo a vedere.

  • Il primo, e forse più pesante, è che la Teoria delle Stringhe, a tutt’oggi, NON ha avuto nessuna conferma sperimentale, né diretta né indiretta. Sono passati 30 anni dalla “seconda rivoluzione”, l’LHC (che è stato, per anni, solida speranza dei fisici delle stringhe) sta funzionando a pieno regime da anni e NON ha ancora trovato traccia di queste fantomatiche stringhe né di particelle gemelle di quelle esistenti (come previsto dalla Teoria). Ogni presa dati ad energie e numero di eventi più alti è un colpo al cuore della teoria.

(anche la teoria del Big Bang, per esempio, non può avere - nè mai avrà - una conferma sperimentale diretta, per ovvi motivi. Per fortuna ci sono letteralmente tonnellate di prove indirette a supportarla)

  • Il secondo, altrettanto pesante, è che di fronte a risultati sperimentali che contraddicono la teoria, i ricercatori “sistemano” i calcoli dicendo “potrebbe funzionare”, il famoso “Not even wrong” (neanche sbagliato) di Wolfgang Pauli. Chiarissimo, in tal senso, fu Richard Feynman: “Non mi piace il fatto che non calcolano alcunché... Non mi piace che non verifichino le loro idee... Non mi piace che, quando ci sono disaccordi con un esperimento, essi confezionino una spiegazione, un aggiustamento, per poi dire, "Beh, potrebbe ancora essere giusta".

Un esempio, tra i tanti, è quello delle “stringhe cosmiche”, ovvero delle stringhe che si ritenevano essere rilevabili da piccole variazioni ben determinate del rumore cosmico di fondo: peccato che tutte le misurazioni non abbiano rilevato queste anisotropie. Cosa fare, quindi? Beh, inventarsi delle nuove strutture teorico/matematiche (le D-Brane “stiracchiate”) rilevabili, secondo i teorici, dal rilevatore Ligo, all’interno delle onde gravitazionali. Peccato che né Ligo, né il suo successore (a-Ligo, 4 volte più sensibile del Ligo originario), in anni di prese dati non abbiano mai evidenziato queste strutture teoriche. Cosa fare, ancora? Basta dire che i calcoli situano questi oggetti teorici in campi di rilevabilità talmente sensibili che ancora dobbiamo costruire un rilevatore in grado di darne conto. Not even wrong!!

E’ sempre l’esperimento successivo che deve dimostrare qualcosa e, quando non lo trova, si passa all’esperimento successivo e avanti così. (chissà cosa potrebbero inventarsi se il futuro rilevatore Einstein, decine di volte più sensibile dell’a-Ligo, non dovesse rilevare nulla….). Per uscire da questo loop, alcuni teorici delle stringhe si sono spinti a dire che la teoria non sarà mai dimostrabile da alcun esperimento!!

 

  • Il terzo è che questa teoria non produce previsioni (o, se le produce, sono sempre state sbagliate), ovvero non è in grado di spiegare prima il perché di certi fenomeni. Questo ultimo punto, che sembra minore, è un argomento che taglia le gambe ai teorici che dicono “eh, ma anche il Bosone di Higgs ha avuto bisogno di 50 anni per venire misurato e studiato”. Vero, solo che, nonostante non se ne conoscesse la massa esatta, si sapeva di per certo, attraverso esperimenti indiretti, che esso esisteva e che, lavorando come se esistesse, si potevano fare previsioni verificabili (ovviamente la sua misurazione ha portato ad un altro livello tutti gli esperimenti e le teorie, ma nessuno aveva il dubbio della sua esistenza). Come sfuggire a questo problema? Beh, facile, ipotizzando una quantità pressochè infinita di “stati di vuoto” (i quali sono, semplificando molto, delle descrizioni di come le particelle interagiscono e, in sintesi, di quanti universi possano esistere – noi viviamo in uno di questi): infinite soluzioni possono prevedere, letteralmente, qualsiasi cosa. Infinite risposte rispondono a qualsiasi domanda, effettivamente.

E oggi?

Negli ultimi anni, nonostante i deprimenti risultati della teoria, c’è una nuova speranza, ovvero l’informatica quantistica. I teorici delle stringhe, infatti, ritengono che molti problemi della teoria siano legati alla “calcolabilità” della stessa (come faccio a calcolare una infinità di stati di vuoto?), motivo per cui sistemi di calcolo più potenti (e i computer quantistici lo sono) possono rispondere a domande finora senza risposta. Rimane, ovviamente, il problema dei “dati in ingresso”: se immettiamo congetture sbagliate (e finora, nella teoria delle stringhe, le congetture non sono state la cosa migliore) in un sistema quantistico, lui restituirà risposte sbagliate. Leggendo certi articoli (alcuni involontariamente quasi umoristici, come quello del pi greco calcolato con la teoria delle stringhe) sembra che le linee guida di questa (forse) “terza rivoluzione delle stringhe” siano “buttate dentro qualcosa nel computer, qualcosa ne uscirà”.

 

Ma quindi, cos’è? Scienza di confine? Religione? Altro?

In questo breve excursus, ovviamente, non sono entrato nei dettagli della teoria (non sono un fisico né un matematico, ho tralasciato molte cose - come le "Swamplands" o la "compattazione" - mentre moltissime altre cose mi sfuggono), ma ho cercato di riassumere brevemente come una idea anche interessante ed innovativa, possa prendere vie “dogmatiche” e trasformarsi, con il tempo, in una sorta di “fede” pseudo-scientifica, anche a costo di andare in contrasto con i dati della realtà.

Ma perché, allora, continuare in questo infruttuoso campo di ricerca?
Per molti motivi: è brutto “buttare a mare” così tanti anni di lavoro (e, soprattutto, finanziamenti), è difficile dire “ho sbagliato”, è difficile ammettere di aver “traviato” tanti giovani ricercatori costringendoli, negli anni, a dedicarsi solo a questo campo di ricerca (se volevano “rimanere nel giro giusto” della fisica teorica), ecc, ecc.

 

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Mia mamma usa Windows

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15 Marzo 2023
Creato: 15 Marzo 2023

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Questo articoletto è tra il serio e il faceto, a partire dal titolo, che fa il verso al famoso blog (che consiglio a tutti di seguire). La mia è una esperienza di un tecnico informatico (di provenienza Windows) che, però, non disdegna di provare/usare/bazzicare il mondo Linux.

Bene, fatta questa doverosa introduzione, andiamo alla storia.
Qualche giorno fa quelli di LHC Dev hanno rilasciato il nuovo applicativo per Atlas, solo che ci sono problemi a scaricare la versione per Windows (NDR: cosa risolta stanotte).

A questo punto, io che son curioso, ieri mi decido a preparare una piccola box Linux per vedere com’è stò applicativo. VirtualBox l’ho già, scarico l’ultima distro di Ubuntu (mi ricordo che lhc ama le distro recenti) e installo la macchina. Fatto, creo un mio account con password, entro e da GUI faccio prima tutti gli aggiornamenti, installo il Boinc Manager, la lingua italiana e la tastiera ITA.

Fin qui tutto liscio come l’olio, in 15 minuti fatto tutto.
Ma è finita qui la pacchia.

Mi ricordo che Atlas vuole, come prerequisito, il pacchetto CVMFS (il file system Cern) e che, per installarlo, son tre comandi in croce (un wget, un dpkg e un apt-get install), niente di esotico.

Apro il terminale bash e questo crasha immediatamente. Lo provo varie volte e niente da fare, non parte. Riavvio il pc e magicamente il terminale parte. Ok, vado su internet (via Firefox) perché non ho voglia di scrivere a manina tutto il lungo URL per scaricare il CVMFS.

Copio il comando ed ottengo il primo errore: “il nome utente non è gruppo sudoers. Questo evento verrà segnalato”. (a chi è che verrà segnalato, scusa?)

Ah, già, hai ragione pure tu, non ho creato la password di root. Lancio il solito comando “sudo passwd” e mi restituisce lo stesso errore.

Calma, probabilmente è un problema dell’utente che ho creato. Torno nell’interfaccia grafica degli utenti e vedo che, effettivamente, il mio utente non ha attivo il pulsante “amministratore” (e non è possibile flaggarlo, giustamente, all’interno di sé stesso). Da qui, al volo, creo un account amministratore “Pippo” (e vuole pure i requisiti di complessità, stò maledetto), entro con quell’utente e vado a flaggare il pulsante sul mio account.

Rientro con il mio account, apro il terminale e firefox….e firefox adesso non funziona più!!!

Calma, calma.

A questo punto provo a rientrare in Pippo (e anche qui Firefox non funziona, ma al massimo installo un altro browser) e decido di editare il file sudoers.conf.

Ovviamente non è presente (o almeno, io non l’ho trovato, non mi trova nemmeno Nano, boh) un editor di testo decente di default in Ubuntu, quindi scarico il primo della lista dei pacchetti disponibili e vado ad aprire il file.

Non ho i permessi.

Calma, calma, calma.

Apro il terminale e vado di chmod. Niente, mi dice che non ho i permessi per modificare i permessi del file.

Calma, calma, calma, calma


Spengo Ubuntu e uso Windows, come mia mamma.

 

P.S.
Ah, ho trovato una guida per risolvere il problema, in pratica è sufficiente ricompilare il kernel bendati, all’interno di un pentacolo di sangue di un gallo sgozzato da alcune vergini (trovarne) in una notte di plenilunio…

https://it.linux-console.net/?p=898#gsc.tab=0

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Addio Lugano bella

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19 Giugno 2017
Creato: 19 Giugno 2017

Valutazione attuale: 5 / 5

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Cari sodali scaccolatori,
come alcuni di voi sanno, il sottoscritto, oltre ad essere appassionato di Boinc, è anche "appassionato" di HPC e, visto che il CSCS periodicamente organizza delle visite guidate al loro centro, ne ho approfittato per una bella gita a Lugano.
Accompagnato dal mio primogenito, abbiamo passato la barriera a Chiasso e, costeggiato il lago, siamo arrivati nella ridente cittadina svizzera giusto in tempo per l'apertura
delle porte del Centro ai visitatori. Dopo una breve (circa 30 minuti) introduzione teorica (ma semplice) al calcolo HPC, siamo partiti per la visita guidata del più potente supercomputer europeo, il Piz Daint, in grado di erogare circa 20 Petaflops. Le foto erano consentite, quindi mi sono scatenato (per poi accorgermi che dovevo settare la data nella macchina fotografica.....).
Siamo partiti dal piano inferiore della struttura, dove viene pescata acqua a 5 gradi centigradi dal fondo del lago e utilizzata per scambiare calore con l'aria.

Ovviamente questi impianti non sono quello che si può dire "silenziosi" e la foto mi sembra esplicativa (la signora si era tolta le cuffie che ci avevano dato e in cui sentivamo la voce della guida). Quello a sinistra senza cuffie è abituato, è il manutentore del sistema... :-P

Con 500 litri al secondo, hanno pensato anche a dei silos di riserva d'acqua, sufficienti per spegnere il tutto in caso di calo di pescaggio dal lago.


Al secondo piano, poi, abbiamo visto i sistemi elettrici (strutturati come delle "isole")che alimentano le varie macchine (nella sala ced, oltre al bestione "principale" ci sono altre macchine in rete tra di loro per altre simulazioni/calcoli). In arancione, qui sotto, i gruppi di continuità.

 


Per l'occasione ci hanno fatto vedere anche il nuovo sistema di backup che hanno in test e che, una volta in produzione, è in grado di salvare poco meno di 100 Petabyte di dati.

Peccato per il riflesso nel plexiglas del sistema di backup, ma vi assicuro che vedere tutti quei nastri in movimento è uno spettacolo.

All'ultimo piano, poi, ci hanno fatto vedere il vero e proprio ced, di cui allego alcune foto.

Qualche disco.....ma son quelli piccoli

La loro linea ADSL che è uguale uguale alla mia di casa!!!!

 

Quel filo lì non mi sembra attaccato correttamente

 

Quanti core cpu sono? Ho perso il conto....

Labbestia in tutta la sua bellezza!


Alla fine della visita ho chiesto a Jacopo: "Ma ti è piaciuto???". "Certo papà, ma hanno dei pc più forti del tuo". "Eh....."

 

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I viaggi spaziali, il futuro

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BOINC.Italy
08 Settembre 2016
Creato: 08 Settembre 2016

Valutazione attuale: 5 / 5

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Gentili amici,
in questi giorni la comunità scientifica (in particolar modo quella fisica e astrofisica) è in fermento, dal momento che sembra ci possano essere delle novità interessanti riguardanti i motori ECM. Per farla breve, questi motori trasformerebbero l’energia elettrica in movimento senza emissione di residui, rivoluzionando completamente la storia dei viaggi spaziali: questi si basano sull’assunto newtoniano che “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria” (i razzi bruciano combustibile e in cambio ne ricevono una spinta in senso opposto). Ecco perché tutti stanno aspettando maggiori dati e, soprattutto, prove sperimentali riguardante questo metodo di spostamento interplanetario. Ovviamente, la stessa comunità scientifica è la prima a rimanere su posizioni scettiche, viste anche precedenti brutte figure, aspettando solide basi prima di gridare al miracolo.
Poveri stolti, poveri scienziati legati ai loro "numerini" e alle loro belle "teorie".
Non sanno, ahi loro, che in Italia, si, proprio qui, nella patria di Galileo e di Fermi, vive un Geniale Scienziato il quale, con MOLTI anni di anticipo, ha già previsto tutto questo e ha già costruito vari prototipi del motore ECM. Il suo nome è Emidio Laureti!!! Come?? Non vi dice nulla questo nome?? Ecco, è il solito complotto di Big Physics che vuole tenere nascosto il Genio.
Ma veniamo a noi: il dott. Laureti, nel 1982 (nel 1982!!!!), ha l’idea di come stravolgere l’astronautica moderna, cominciando a lavorare prima sulla teoria e poi sulla pratica della PNN (Propulsione Non Newtoniana) e, lavorando alacremente, nel 2001 è in grado di produrre il primo prototipo, il SC12.12, di cui, però, non rimane traccia. Il nostro, ovviamente, entusiasmato dai primi importanti risultati, ne prepara una seconda versione migliorata e la testa direttamente su un pendolo balistico all’uopo modificato. Qui sotto potete vederne una immagine in tutta la sua bellezza.


Da notare la raffinata lavorazione del legno di balsa.

Purtroppo la continua avversione della comunità scientifica costringe il nostro a pubblicare i suoi paper su una rivista scientifica che fin da subito ne apprezza lo stile visionario ma rigoroso: “Nova Astronautica”. No, no, è inutile che vi affanniate su Arvix o su ABS alla ricerca dell’Impact Factor di questa rivista o da altri articoli, dal momento che è scritta, riveduta e stampata dallo stesso Laureti.


La copertina di un numero di Nova Astronautica


Continuando, nonostante l’indifferenza della comunità atea scientifica (maledetti atei scientisti) e lo scherno delle persone su internet, nel suo pregevole lavoro, nel 2005 si arriva ad un prototipo dalle prestazioni incredibili, il P26MR05, che viene presentato al pubblico all’Hotel Sheraton di Roma, luogo da sempre importantissimo per la scienza in Italia.


Il passaggio dal legno di balsa al cartone ha aumentato incredibilmente le performance

E siamo ai giorni nostri: mai domo, il Genio incompreso, ha capito che lavorando da soli si lavora meglio e quindi decide di non rispondere più a nessuna mail (per esempio di chi gli chiedeva di poter fare una tesi di laurea sul PNN) e di non pubblicare i dettagli della sua ultimissima versione del PNN, la F242 (che, a sua volta, migliora il modello VF2, il “Timore del Signore”).


Altri miglioramenti. Abbandonato il volgare cartone per la più aerodinamica carta da cielo dei presepi, viene inoltre aggiunta la Croce Templare, in grado di dare una ulteriore spinta al mezzo propulsivo.


Lo so, molti di voi saranno scettici, abituati come sono alle roboanti promesse dei scienziati che hanno accesso ai mass media (tipo quella mezza calzetta, così la definisce Laureti, di Hawkings), solo perché ho lasciato il meglio alla fine: qual è la giustificazione teorica possibile per la rottura della teoria newtoniana? Ecco, qui, amici miei, vi chiedo uno sforzo comune per seguirmi nelle vie della nuova fisica. Prima di tutto è necessario considerare che la Teoria della Relatività e la Meccanica Quantistica sono fuffa. Si, proprio fuffa:
"la fisica moderna, dopo l'affermazione del punto di vista newtoniano, è stata per di più contaminata quasi irreversibilmente dalla "tensione al fantastico" e dall'"anti-intuitività" che Teoria della Relatività e Meccanica Quantistica hanno inoculato nel suo corpo dall'inizio di questo secolo".
Detto questo è necessario aggirare questa la fisica demoniaca, e fare come Don Giovanni che sconfisse gli arabi a Lepanto e trasformarsi in veri scienziati che guardano alla natura più che alle formule.


Un vero scienziato

 

Ecco, infatti, che gli ultimi test danno ragione al nostro:
"Un cluster piu’ massiccio di 388 propulsori di classe P26MR05 alimentato a circa 20 kwatt, avrebbe una spinta di circa 1 Newton (circa 100 grammi) , peserebbe meno di un motore a ioni ,avrebbe una spinta maggiore a parità di potenza elettrica impiegata (confronto con il motore a ioni Nstar della Nasa) e avrebbe una durata illimitata .
L’organizzazione della propulsione nella PNN e’ basata non su UN sistema pesante e inefficiente con una enorme massa di reazione da perdere ,come per i missili , ma su UNA MIRIADE di sottosistemi piu’ leggeri strutturati a cluster.
La massa di reazione per la PNN e’ il mezzo in cui si muove cioe’ lo spazio cosmico , ovvero il cosiddetto “vuoto” che malgrado il suo nome ha costante dielettrica e permeabilita’ magnetica diverse da zero, e che quindi per la PNN funziona come un “campo statico” su cui esercitare la spinta."

Ma allora cosa aspettano la NASA, l’ESA e tutti gli altri ad accaparrarsi questo Genio? A mettere immediatamente in produzione il Motore, così da “arrivare là dove nessuno è mai giunto prima”? Ma è ovvio. E’ perché il nostro Genio ha, giustamente, concesso il tutto (prototipi, know-how e proprietà intellettuali) all’OCCC, ovvero all’Ordine Crociato per la Cristianizzazione del Cosmo, gruppo che continuerà a sviluppare e migliorare il prodotto, avendo già messo in cantiere una astronave che funzioni su tale principio (allego sotto uno schema DETTAGLIATO della stessa).




Cos’altro dire?
Aspettiamo fiduciosi che si rompa il muro del silenzio che circonda il nostro Genio e che l’umanità possa finalmente progredire verso le stelle.


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Xeon 771 su socket 775

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12 Aprile 2016
Creato: 08 Aprile 2016

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Guida a come adattare fisicamente uno Xeon 771 a un socket 775

(by Re Leon)


Premesso che ci sono diverse limitazioni a questa pratica, derivanti dalla scheda madre e dovute a:

- FSB minimo di 1333 mhz

- Possibilità di utilizzare gli ultimi processori a 45 nm e soprattutto ai quadcore.

Ovviamente, questa pratica era prevista anche con le precedenti schede madri e processori xeon, ma con diverse condizioni dettate dal fsb, e dai processori utilizzati. Esiste un sito in inglese, www.delidded.com, dove questa pratica viene perfettamente documentata.


Processore Xeon ed adattatore.

Il processore Xeon è stato differenziato dai core per le guide fatte sulla base dello stesso, che vengono seguite anche sul socket.
Inoltre ha due pin invertiti, e questo ha dato la necessità di fare un adattatore minuscolo che viene fornito in modo da poter essere facilmente collocato, con le due estremità adesive.


Però fate attenzione, questa plastica è molto fragile, per cui in fase di maneggio della stessa, anche quando lo togliete dalla sua custodia, oppure quando rimuovete la carta adesiva agli estremi, si potrebbe danneggiare. Perciò consiglio di perdere cinque minuti in più piuttosto che sprecarne uno inutilmente.
La sua collocazione difficilmente rispecchia quella di altri adattatori nelle foto, per cui fate attenzione a:
1 – il lato giusto in cui metterlo, dei due è quello in cui Voi potete vedere agli estremi due figure, di cui una è una freccia.
2 – la freccia, è il simbolo verso cui dovete trovare l'icona della freccia sul processore.

Socket 775

Il lavoro per adattare il socket è più rischioso, perché è delicato e basta una inezia per compromettere la scheda madre, in quanto si lavora a millimetri di distanza dai pin del socket, per cui serve tanto sangue freddo e mano ferma.
Consiglio di lavorare con la scheda madre sopra un tavolo, una luce (anche forte) un coltello con la lama molto fine e tagliente (lasciate perdere coltelli larghi di lama) e con una lunghezza di almeno 4-5 cm, altrimenti non vedrete quello che fate mentre lo fate.


Aprite il socket dopo aver tolto ogni hardware o cavo che sia d'intralcio, per avere una migliore zona di lavoro (ram, schede video, altri dispositivi pci, e naturalmente il dissipatore e i cavi dell'alimentatore). Aperto il socket, ora potete riporre il dispositivo a molla che tiene il socket chiuso (la leva laterale).
Guardando frontalmente la scheda madre, troverete due zoccoli sporgenti di plastica dal contorno del socket in basso a sx e dx. Vanno finemente limati, e, man mano che questo accade, si romperanno in pezzettini, la cui rimozione è fondamentale anche soffiando o con la punta del vostro attrezzo.
Agite con la dovuta calma, una mossa falsa e vi siete giocati la scheda madre!
Sul lato sinistro, talvolta, ci si trova troppo vicini ai pin, per cui la cosa più sensata da fare è rimuovere fin dove ci si fida, non è necessario al 100% che siano rimossi completamente, e comunque si può accorgersene in fare di posizionamento del processore (se resta inaspettatamente alto da un lato bisogna lavorarci ancora).

Posizionare il processore

Appena siete pronti, prendete lo xeon con due dita, pollice e indice, il pollice sulla placchetta nera dove c'è una rientranza, e calarlo delicatamente sul socket. Se notate sul processore c'è un'angolo dorato, quella è una freccia, che deve coincidere con una freccia in rilievo presente sul socket. Quindi chiudete il socket.


Ora, messa la pasta termica, il dissipatore e rimontato tutto il resto, siete pronti a utilizzare un processore Xeon su una scheda madre lga 775.


Modifica BIOS per integrazione Microcode processori Xeon (BIOS Amibios)

http://www.delidded.com/lga-771-xeon-microcode/
http://www.delidded.com/how-to-update-cpu-microcode-in-ami-bios/

1 STEP PRELIMINARI:

1.1: Preparare il BIOS da modificare, è possibile:
a) Scaricare l'ultima versione del BIOS dal sito del produttore della scheda madre
b) Eseguire un DUMP del BIOS della scheda madre utilizzando l'apposita utility del produttore od un software compatibile (è possibile aggiornare, per alcuni bios, direttamente da bios tramite i software proprietari come Asus Ez flash)
Nel mio caso ho scaricato l'ultima versione disponibile dal sito del produttore.

1.2: Eseguire una copia di BackUp del BIOS originale (vedi punto b del Primo Step)

1.3: Scaricare il programma MMTOOL_3.22_1B_21Fix-BKMOD.EXE che permette di modificare i BIOS amibios.

1.4: scaricare i microcode, consiglio Desktop LGA 771 and LGA 775 microcode perché contiene sia i microcode per processori Xeon skt 771, sia eventuali microcode aggiornati per i processori skt 775.
I microcode sono divisi in microcode in 2 cartelle, una con quelli per i processori a 65nm e  una per i processori a 45nm.
Prendiamo i microcode per processori a 45nm:

Ogni file corrisponde ad un diverso microcode, dove:


• la prima parte indica il CPUID del processore
• la seconda parte indica il Platform Type (04 e 40 sono il skt 771, 10 e 11 sono il skt 775)
• la terza parte indica la versione del microcode
• la quarta parte indica la data di aggiornamento del microcode

2 MODIFICA DEL BIOS

2.1: Per modificare il BIOS è necessario avviare il programma MMTOOL e selezionare il file del BIOS preparato allo Step 1 tramite il pulsante “Load ROM” ( lo troverete laddove lo avete scaricato, downloads per esempio ):



2.2: Aprire la pagina “CPU PATCH”, in questa pagina è presente l'elenco dei microcode attualmente presenti nella rom del BIOS:




I passaggi da fare sono i seguenti, per ogni microcode scaricato:
• Cercare il microcode nell'elenco per CPU ID e Platform Type
• Se il microcode è già presente, verificare la versione e la data di aggiornamento.
Nel caso il microcode scaricato risulti più recente:
- selezionare la relativa riga,
- selezionare l'opzione “Delete a Patch Data”,
- quindi cliccare “Apply”
• Nel caso il microcode non sia presente o fosse presente una vecchia versione che abbiamo eliminato:
- selezionare l'opzione “Insert a Patch Data”
- con “Browse” selezionare il file del microcode
- quindi cliccare “Apply”
(ho notato che difficilmente avrete un bios con i microcode aggiornati, comunque è bene prestare attenzione)

Terminate le modifiche ai microcode è sufficiente salvare la rom del BIOS con “Save ROM as..”

PS: Nel caso in cui il programma restituisse un errore di spazio insufficiente, è necessario cancellare dei microcode di processori che non intendiamo utilizzare, ad esempio quelli con CPU ID che inizia con 066 dovrebbero essere i microcode per i Pentium 4.

2.3: Per concludere, chiudere MMTOOL, riaprilo e selezionare il BIOS appena modificato per controllare che venga aperto correttamente e che i microcode sia siano salvati tutti correttamente.
Il BIOS così modificato è pronto per essere flashato sulla motherboard, utilizzando l'apposita utility del produttore, un software compatibile od un programmatore USB.

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