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climate_nuoviprogetti2009Negli ultimi mesi ClimatePrediction.net sta' sviluppando nuove simulazioni che a seconda dei casi analizzano l'influenza di specifici parametri sul clima terrestre o mirano a dettagliare i modelli climatici per spazi o periodi limitati. Particolarmente interessante poi è il Millennium Experiment.
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climate_millennium_2  
In aggiunta: i cambiamenti climatici di cui si ha traccia nel passato (il "Periodo caldo medioevale" 900-1300 o la "Piccola Era Glaciale " che ne seguì 1300-1900) sono stati dei fenomeni locali ? E in che modo condizionati dall'attività umana ?
Per rispondere a questa domanda servirebbe un'accurata rappresentazione del clima dell'emisfero nord degli ultimi mille anni. Ma questa attualmente non esiste. Sono stati fatti numerosi tentativi di ricostruire il clima dei secoli passati ma i risultati sono tanto più diversi tra loro quanto più si và indietro nel tempo.
La difficoltà stà nel fatto che le registrazioni strumentali attendibili raramente si estendono oltre il secolo scorso e quindi si è costretti ad affidarsi a dati approssimativi. Si va quindi a cercare tra i documenti dell'epoca o nell'immenso archivio della natura (anelli concentrici dei tronchi d'albero, carotaggi nei ghiacciai, stratificazioni di sedimenti). Nessuno di questi dati fornisce ovviamente una perfetta e imparziale visione del clima del passato.
 
Il Millennium Experiment è parte del Millennium European Climate , un consorzio di ben 39 università e centri di ricerca europei (tra cui il CNR italiano) il cui unico scopo è quello di rispondere alla domanda di cui sopra. Attualmente il progetto è in fase di sviluppo e se ne stà preparando il lancio.
 
 
 
Questa non è l'unica novità del progetto ClimatePrediction. Accanto alle simulazioni tradizionali (che possiamo riconoscere dalle sigle delle WU a noi assegnate: HADSM3 o HADCM3 indicano i modelli climatici utilizzati) troviamo anche il Sulphur Cycle Experiment che mira a quantificare gli effetti  sul clima dello zolfo sospeso in atmosfera.
I solfati in atmosfera disperdono le radiazioni solari e riducono la quantità di energia solare che raggiunge la superficie terrestre. Il risultato è una temperatura al suolo inferiore.
climate_sulphurcycle_3
La correlazione balza subito agli occhi se si confronta la distribuzione dei solfati in atmosfera (riquadro in alto a destra; a colore più intenso corrisponde una maggiore concentrazione) con la variazione della temperatura nelle medesime aree.
Questa analisi supplementare mira a migliorare i modelli climatici che verranno poi utilizzati nel cosidetto Esperimento 3 ovvero la predizione del clima fino all'anno 2080.
 
Da inizio 2009 è poi attivo il Geoengineering Experiment, un tentativo di prevedere i cambiamenti climatici conseguenti ai progetti di manipolazione umana del clima (dalla riduzione delle emissioni di CO2 all'immissione in atmosfera di diversi composti).
 
A marzo 2009 è iniziata la fase finale dell'Ocean cooling geoengineering experiment, una sorta di "coda" del famoso Seasonal Attribution Experiment. Si eseguono in parte le stesse simulazioni limitate all'anno 2000 supponendo questa volta che le superfici degli oceani siano ghiacciate.
 
Ancora in fase alfa è infine il progetto Regional Model che mira a dettagliare i modelli climatici per due particolari regioni geografiche: il nord-ovest degli Stati Uniti e il sud dell'Africa.
Per capire di cosa si tratta si consideri che attualmente i modelli simulati da ClimatePrediction suddividono l'atmosfera terrestre in "blocchi" aventi una base di circa 300 Kmq (precisamente 3.75° di longitudine e 2.5° di latitudine). L'altezza dei blocchi è variabile; in tutto ce ne sono 19 impilati in verticale. In pratica il clima di un blocco viene considerato uniforme mentre ovviamente ciò non è vero: si tratta di una semplificazione.
Tanto per avere una idea di quale sia il costo computazionale di simili modelli si consideri che il più potente supercomputer sarebbe in grado di affrontare simulazioni con blocchi avente una base non superiore ai 100 Kmq. Invece il modello HADRM3 elaborato sui nostri PC porterà l'accuratezza dei modelli a sezioni di 24 Kmq per la regione Americana e di 49 Kmq per quella africana (questo perchè la zona studiata ha una estensione maggiore).

climate_regional_1

In conclusione c'è molta carne al fuoco per il 2009 e il progetto CPDN ha bisogno sempre più del supporto dei volontari. Approfondimenti sui vari esperimenti in corso sono disponibili su questa pagina del sito ufficiale.


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